Inventare un nuovo mondo

Chissà quante sono le donne che hanno segnato la storia dell’arte e di cui ci sfugge il nome, perché siamo soliti a ricordare la corrente artistica di appartenenza o la filosofia di pensiero che ben abbraccia una vasta produzione visuale composta da un gruppo eterogeneo di artisti. Avete presente l’ “art brut”, spesso tradotta in italiano con arte grezza o spontanea? Si tratta di un concetto visuale definito, a livello teorico, per la prima volta nel 1945 da Jean Dubufffet. Con questo termine il pittore francese voleva indicare l’arte prodotta da figure non professioniste e che, nella maggior parte dei casi, soffrivano di malattie mentali. Nonostante questa corrente sia stata teorizzata negli anni Quaranta, dovete sapere che già nei primi anni Trenta diversi artisti e designers collaborarono per la produzione di opere, spesso di carattere fotografico, che analizzavano la condizione umana. I due principali pionieri di questo inedito stile di pensiero furono la designer ed architetto francese Charlotte Perriand ed il pittore francese Fernand Léger. L’attenzione di questa collaborazione artistica fu rivolta all’intimità dello spirito umano ed alle sue strutture più interne, parti invisibili del corpo che ci permettono di agire nel nostro quotidiano. 
Un quotidiano, da noi costantemente sottovalutato, composto da spazi ed arredi che definiscono i nostri movimenti e di conseguenza la nostra stessa attitudine verso la vita ed il mondo a noi circostante. I mobili che noi usiamo a lavoro o a casa e lo stesso spazio abitativo diventano, di conseguenza, la nostra proiezione esterna e strutturale di ciò che noi conserviamo al riparo da occhi indiscreti: la nostra intimità. L’operazione artistica e di arredo di Perriand, ben comprendendo l’importanza che la quotidianità ricopre al fine della definizione di un proprio “io”, si è focalizzata sulla creazione di spazi e di un design in linea con le esigenze dell’essere umano. Grazie alla visione architettonica e d’arredo di Perriand, il design iniziò ad essere concepito per la natura umana, unendo utilità con una innovativa estetica strutturale.
Il comfort abbinato ad una sapiente dose di innovazione furono i due elementi che contraddistinsero l’operato di Perriand. Un esempio che ben incarna questa sua rivoluzione visuale e di arredo è rappresentato dalla Sedia LC7, realizzata nel 1928 ma ancora attuale e rivoluzionaria per gli attuali canoni estetici. Se la moda di quegli anni tendeva a sovraccaricare, di inutili decorazioni, la struttura della sedia, la vera rivoluzione iniziata da Perriand mirava, invece, nell’eliminazione del superfluo affinché la sedia risultasse funzionale, pulita ed ergonomica. La LC7 trae ispirazione dalle classiche sedute da ufficio in voga negli anni Venti nel Regno Unito ed in America, riadattate dalla designer nella forma, nel materiale e nella funzione a cui dovevano assolvere, trasformandosi da oggetti di ufficio a sedute per ambienti domestici. 
A Perriand si devono differenti progetti, siano essi artistici, di arredo o abitativi, dediti a delineare un nuovo mondo che, troppo spesso, è riconducibile a figure maschili. Per comprendere ed analizzare la multidisciplinare visione creativa di Charlotte Perriand vi consiglio di visitare la mostra Charlotte Perriand: Inventing a New World presso la Fondazione Louis Vuitton di Parigi.  


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