La mia vincitrice del Turner Prize

Ci stiamo avvicinando all’assegnazione del Turner Prize, un premio annuale conferito a colui/colei che rappresenterà nel modo migliore la contemporanea ricerca artistica britannica del 2019. La consegna del premio si terrà il 3 dicembre, certo c’è ancora tempo, ne stiamo parlando con largo anticipo per permettervi di scegliere chi, secondo voi, dovrà ricevere questo prestigioso riconoscimento. 
Io la mia scelta l’ho già fatta ed è ricaduta su Tai Shani, non vi fate ingannare dalla stravaganza del nome e cognome di origine israeliano, perché stiamo parlando di una giovane artista britannica che sin da piccola ha vissuto in un ambiente bohemien, essendo i suoi genitori dei pittori. Il suo percorso di studi l’ha portata a viaggiare per tutto il globo, sostando in alcune città che segneranno in modo indelebile la sua visione del mondo. All’età di 18 anni l’artista inizia il suo percorso artistico presso l’Accademia di Belle Arti di Bruxelles, salvo poi interrompere i suoi studi dopo poco, risultando l’istituzione scolastica troppo severa per la sua fantasiosa creatività. Un forte spirito di immaginazione che la incentiverà a trasferirsi, per alcuni anni, in Israele, nazione feconda di arte contemporanea dove Shani avrà modo di avvicinarsi alla fotografia. Il suo forte interesse verso la disciplina fotografica la incentiverà a frequentare dei corsi di perfezionamento, dominati da un’aurea di rigore ed autoritarismo, aggettivi che non rientrano nel bagaglio artistico di Tai. Ci ritroviamo di conseguenza all’inizio di un nuovo periodo della vita dell’artista poichè, decisa ad abbandonare la nazione israeliana e l’autorevolezza fotografica, sceglie di ritornare nella sua città natale: Londra. È proprio in questa città che Tai ha modo di esprimere la sua innata vocazione artistica, attraverso opere multidisciplinari dove differenti discipline artistiche ben dialogano fra di loro.
La sua ricerca visuale si differenzia, sin dagli esordi, per la sua estrema ed eterogenea versatilità creativa che spazia dalla performance alla cinematografia, dalla filmografia sino all’arte dell’installazione. Una ricerca completa che permette al visitatore di contemplare una vera e propria opera di arte totale, interpretata secondo un linguaggio originale ed unico bensì comprensibile a tutti. L’apice del suo successo artistico è riscontrabile nell’opera presentata per il prestigioso Turner Prize: Semiramis. Una visione completa e varia che ben rappresenta l’eterogenea ricerca artistica su cui indaga e sperimenta Tai Shani. Semiramis racconta le vicissitudini di una città costruita e vissuta da sole donne di differenti epoche. Camminando per questo surreale paesaggio inanimato, creato dall’artista all’interno della galleria The Tetley di Londra, avremo modo di confrontare donne allegoriche, perché costruite su falsi miti, con contemporanee figure femminili. Questo profondo confronto è reso possibile grazie a differenti mezzi quali: film, musiche o video, a cui si aggiungono anche installazioni di imponenti dimensioni, che spesso diventano il fulcro della stessa opera/città. Al centro della galleria avrete modo di ammirare una sontuosa installazione color rosa che emette parole di difficile decifrazione, quasi fosse un oracolo di altri tempi intento a prevedere il nostro futuro, così fragile e pertanto incomprensibile. A questo surreale scenario vanno ad aggiungersi piccoli ma preziosi dettagli, come delle mani che reggono dei cilindri o sfere, particolari che ben colgono la profondità dell’animo femminile. Attigua a questa piazza fulcro, di questa nuova era femminile, vi sono differenti spazi bui dove echeggia la voce dell’artista. Questa volta i messaggi sono ben chiari e decifrabili, ma fra tutte le parole pronunciate da Shani, predomina un unico quesito: “Possiamo organizzare la storia e negare la gerarchia?” 


Commenti

Post più popolari