Nuovi laboratori per divulgare la disciplina creativa
L’arte, in questi ultimi anni, si è avvicinata sempre di più alla disciplina medica, o per meglio dire, ha assunto vere e proprie caratteristiche terapeutiche. Recentemente la disciplina artistica è ampiamente utilizzata in ospedale, da figure specialistiche come gli artisti terapeuti, coloro che utilizzano l’arte al fine di alleviare la vita ospedaliera dei pazienti costretti a lunghe degenze. Questa figura, però, è ad oggi ancora poco conosciuta ed apprezzata in Italia, mentre negli Stati Uniti risulta spesso una professione nodale all’interno di numerose cliniche, tema già trattato precedentemente.
I benefici della divulgazione e trasmissione della disciplina artistica sono riscontrabili ed accertati su una fascia di generazione molto ampia che spazia dai più piccoli sino a coloro che sono in età avanzata. Le figure che operano all’interno di questa disciplina si sono sempre più specializzate in professioni chiave in grado di diffondere e colpire fasce di popolazione ben precise, si è parlato in precedenza degli artisti terapeutici. A queste professioni, degli ultimi anni, ben si associa una vera e propria istituzione nel mondo creativo: l’insegnante di arte. Questa figura professionale trae le sue origini già dall’antica Grecia, periodo storico in cui iniziò a svilupparsi il culto dello studio del significato di bellezza e di estetica, due concetti che hanno vissuto numerosi cambiamenti teorici ed operativi. Da questa continua ridefinizione del concetto di estetica nasce e si sviluppa la storia dell’arte.
Questa materia ha rappresentato, sin dall’antica Grecia, una disciplina fondamentale al fine di sviluppare ed allenare la percezione dell’uomo nei confronti delle bellezze presenti nel mondo a lui contemporaneo. Lo scopo della trasmissione teorica della materia artistica rimane immutata anche in epoca attuale, ne sono esempio i laboratori sviluppati da Munari negli anni Settanta improntati su un metodo pedagogico attivo. Ai suoi studenti l’artista solleticava, infatti, un continuo allenamento delle proprie doti sperimentali e di ricerca così da fargli comprendere le tecniche che si celano dietro celebri opere, correnti o avanguardia artistiche. Il linguaggio utilizzato dall’artista era minimale, così da poter essere compreso dai suoi interlocutori, l’utilizzo di un lessico facilmente comprensibile a tutti rappresentava, per Munari, un vero e proprio modus operandi riscontrabile anche nella progettualità delle sue opere.
Altra figura centrale che seppe divulgare la materia artistica alle nuove generazioni grazie a laboratori semplici, intuitivi ed aperti alla moltitudine di creatività umana, fu Mark Rothko, figura emblematica della corrente dell’espressionismo astratto. Alla sua carriera professionale l’artista affiancò un’intensa attività educativa che svolse presso il Brooklin Jewish Center di New York, istituto frequentato da bambini di età compresa fra i 3 ed i 14 anni. L’obiettivo educativo di Rothko non risiedeva nel plasmare futuri curatori o artisti ma nell’allenare la curiosità e la sensibilità dei suoi allievi nei confronti della bellezza che li circonda. L’artista, con questa suo operazione, recuperava gli antichi insegnamenti filosofici già in voga in antica Grecia, per poi reinterpretarli, a livello teorico, al fine di divulgare le nuove caratteristiche dell’arte a lui contemporanea. Un’arte che predominava di assenza dell’individuo, essendo l’artefice del lavoro finale bensì spesso nascosto ed invisibile all’interno della sua opera. L’arte dei nostri giorni vive, in particolar modo, di interpretazione e di soggettivazione, due qualità che l’artista ha saputo sfruttare per fini educativi permettendo ai suoi allievi di esprimersi artisticamente attraverso l’utilizzo di un qualsiasi utensili presente in aula. Era proprio l’arte contemporanea a costituire il corpus centrale dei suoi corsi teorici, in quanto l’artista reputava le creazioni artistiche dei propri anni caratterizzate da un lessico semplice e di conseguenza di facile comprensione dai suoi allievi.
Il lavoro pedagogico ed educativo, portato avanti da Rothko e da Munari, sottolinea la centralità della conoscenza del significato della disciplina artistica, competenza base utile nell’elaborazione di nuovi modi esperienziali e sensoriali utili a divulgare e sottolineare i molteplici benefici dell’arte. Nonostante questa disciplina venga troppo spesso considerata di classe inferiore rispetto ad altre materie di studio si sottolinei come solo tramite l’allenamento e l’attivazione di alcuni sensi innati si possano avviare processi mentali adatti a farci leggere e percepire il proprio quotidiano sotto una nuova luce.


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