Il ruolo sociale dei musei in epoca contemporanea

La nostra analisi sull’evoluzione degli spazi espositivi, utile a tracciare il percorso che ha portato al progressivo incremento delle funzioni spettanti a questi luoghi, tracciava gli anni Settanta come un periodo chiave, epoca in cui sorsero nuovi musei di arte moderna e contemporanea. 
L’esempio, per eccellenza, di tale nuova corrente di pensiero è ben rappresentato dal Centre Pompidou di Parigi, istituto che iniziò a sottolineare l’importanza di nuove valenze estetiche, apprezzabili, innanzitutto all’esterno dell’edificio, grazie all’originale struttura progettata da Renzo Piano e Richard Rogers. Oltre a questa prima nuova nota di stile, esso rappresentò il primo museo in epoca contemporanea a coniugare differenti espressioni artistiche sotto uno stesso tetto, affinché la popolazione ed i vari visitatori potessero beneficiare e godere non solo di opere pittoriche, artistiche, video art, bensì anche di cimeli fotografici, letterari o filmici. Questa ondata innovativa fu percepita, in primis, dall’allora presidente della Repubblica francese, Georges Pompidou, che evidenziò e rese tangibile uno spazio che sapeva rispondere alle nuove esigenze dell’allora società francese. Infatti, il museo doveva rappresentare, secondo Pompidou, un luogo nevralgico per la creazione di nuove reti sociali, sia con la comunità locale sia con i vari visitatori occasionali. 
Questo esempio ci consente di riscoprire gli obiettivi primari di innumerevoli musei nazionali e mondiali. Una rilettura, particolarmente utile in questo delicato momento, perché vuole sottolineare l’importanza dello sviluppo di un’offerta museale ed educativa concepita partendo dalle aspettative della popolazione locale. Detto così vi potrà sembrare un’affermazione semplicistica e forse scontata, in realtà non lo è. Basti pensare che spesso l’offerta espositiva temporanea è pensata per un pubblico mondiale. Questo obiettivo è riscontrabile nella facilità con cui queste mostre vengono riadattate e riallestite in varie istituzioni museali, da Parigi a New York, da Londra a Mosca, da Pechino a Venezia, sottolineando l’assenza di un legame o intreccio con un luogo preciso e definito. Questo nomadismo espositivo artistico sottolinea un’attitudine tesa a prevedere innumerevoli centri di sviluppo e di fruizione artistica equiparati fra di loro, tracciando così una fittizia mappa culturale globalizzata ed omogenea. Ebbene, nonostante le buone intenzioni, dietro queste consolidate pratiche espositive vi sono due conseguenze tutt’altro che positive: la prima riscontrabile a livello locale, dove una moltitudine di capoluoghi o piccole città di Provincia sono state costrette ad adeguarsi ad una domanda sempre più internazionalizzata, ad un’offerta artistica sempre più “alta”, in termine di budget, perdendo così di vista, le reali aspettative ed attitudini culturali della propria città e di conseguenza anche dei propri cittadini. 
La seconda conseguenza, non meno importante della prima, porta ad una chiara e netta separazione fra l’offerta artistica riscontrabile nelle maggiori istituzioni mondiali, perché riconosciute ed affermate a livello globale, rispetto alle scelte espositive intraprese da piccole realtà museali presenti in nazioni in via di sviluppo, ancora troppo spesso sfruttate ma mai analizzate in profondità nella loro interezza. 
Una prima risposta, volta a colmare il divario fra metropoli e periferie culturali, è riscontrabile nel progetto Éduc’art, laboratorio concepito già nel lontano 2017 dai musei nord-americani. Si tratta di una piattaforma educativa che collega molteplici entità museali ed istituti scolastici, affinché gli allievi di domani possano disporre di metodi formativi unificati e studiati appositamente sulla base dei loro interessi. In questo caso internet e le varie piattaforme di e-learning accorciano le distanze e di conseguenza riducono inutili costi aggiuntivi, così che qualunque istituto scolastico, situato nel Nord America, possa disporre di un’offerta educativa aggiornata e su misura. 
Questo è solo un primo passo e molto deve essere ancora compiuto, si tratta di un percorso tortuoso che richiede una massima consapevolezza sulla nuova rotta che i musei dovranno intraprendere. Un tragitto che mira a rendere, nuovamente, i nostri musei come epicentri utili alla scoperta delle proprie origini locali e nazionali. Origini che, solo una volta esplorate e studiate in profondità, ci permetteranno di confrontarci, in modo consapevole e costruttivo, con il panorama artistico globale.


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