Ricordi di una Biennale

In questo periodo di chiusura culturale penso che sia fondamentale conservare e rispolverare vecchi ricordi legati ad opere o mostre che ci hanno particolarmente colpito. 

Il mio ricordo va all’estate del 2017, quando visitai la Biennale di Venezia e quell’anno, ai giardini, fra tutti i padiglioni uno spiccava maggiormente, era quello della Germania, vincitore dell’ambito Leone d’Oro. Mi ero informata precedentemente, però, non avevo ancora letto l’opera letteraria che ha ispirato questa performance: il Faust di Goethe. Quando vidi quella performance mi soffermai unicamente sui movimenti dei performers, cercando di carpire ciò che si celava dietro quei movimenti così decisi, rudi e trasgressivi. Fu un’esperienza davvero forte, difficile da dimenticare. Quei suoni di sottofondo rendevano il tutto più reale e concreto e poi vi era un altro elemento fondamentale: la correlazione tra la vicenda letteraria e la storia nazionale di questo padiglione. Vicissitudini che hanno colpito, chi più chi meno, diverse nazioni mondiali; un meccanismo, questo, che coinvolgeva tutti gli spettatori presenti all’interno di quel padiglione. Chiudo gli occhi e il mio ricordo va a quegli sguardi di terrore e di paura che ci si scambiava con sconosciuti che sentivamo vicini in quel particolare momento. I performers eseguivano diversi scatti corporali, decisi e netti ma erano privi di voce perché gli unici suoni, di questa performance, erano dati da una musica di sottofondo che ricordava animali, elicotteri, suoni diabolici che rimandavano a un passato mai sotterrato e mai completamente analizzato.

In questi giorni ho deciso di far rivivere in me quel ricordo grazie alla lettura del testo che ha ispirato questa performance: il Faust di Goethe. La sera avvolta nelle coperte leggevo pagina per pagina questo volume di importanza mondiale per la letteratura, eppure i miei pensieri si legavano a quella performance di tre anni fa. La notte di Valpurga, celebrazione simbolo degli inferi, ripercorsa con la mente, con quei movimenti dei performers verso la folla attonita priva di alcun punto di riferimento e accalcata l’una contro l’altra in quel padiglione dalle pareti bianche e linde, sembrano ricordi di un’altra vita. Le fiamme del desiderio umano che si accesero vive nel Faust quando vide Margherita. Quel fuoco che veniva celebrato attraverso piccole fiamme che i performers accendevano sul pavimento del padiglione, collocandosi in un limbo di spazio che proteggeva il pubblico da tali atti ma attirato inevitabilmente con lo sguardo verso quello spettacolo. Infine, la purificazione finale di tutti i peccati commessi nell’arco di questo sogno diventato realtà, sia in letteratura, così come in teatro e anche all’interno di una Biennale di Arte. 

A causa della pandemia purtroppo era da tempo che non provavo tali sentimenti, così vivi dentro di me, da riportarmi non solo alla mente un’opera d’arte bensì permettendomi di riviverla attraverso le emozioni. Unico vero moto di vita e dell’arte stessa, che si nutre, oggi come allora, di questo carburante che solletica la vista e la curiosità non solo degli spettatori bensì anche degli artisti stessi. 




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