intimità

Vorrei ma non sono.

Potermi guardare allo specchio

e sentirmi bella.

Avere quell’intimità personale che mi permetta

di poter guardare il mondo con una certa superficialità ed

incuranza verso tutte le cattiverie che ci abbattono quotidianamente. 

Accarezzare, con cura, quegli attimi, di inaspettata bellezza

che sanno riempiere il cuore e gli animi. 

Dedicarsi del tempo, per prendere intimità con sé stessi. 

Aver cura di sé stessi, come lo si può provare verso un infante

che ancora deve nascere o di un neonato privo di vocaboli. 

Ammutolirsi di fronte al proprio essere, così da potersi

comprendere, ascoltandosi, almeno ogni tanto.

Non sarebbe chiedere tanto, eppure questo tempo a volte

risulta pesante e, così, lo lasciamo andare, dedicandoci ad altro. 

Il silenzio aiuterebbe. 

La totale assenza di internet gioverebbe all’animo, non più

costretto a creare inutili similitudini tra un mondo reale

ed uno virtuale. 

Confidenza interiore, conoscenza profonda di un abisso

inesplorato che, forse, mostriamo all’altrui persona, ma 

non di certo a noi.

Forse questa è l’intimità, quel non detto, quel non visto e 

non vissuto, se non per narrazioni estemporanee.

Ricerchiamo un’intimità interiore non rendendoci conto

che, quotidianamente, ci guardiamo attraverso lo sguardo altrui,

perdendoci nei meandri di una visione a noi più comoda.

Togliamo la vista e pensiamo solo all’ascolto interiore,

respiriamo nel nostro corpo, sentiamo ogni costola espandersi e

comprimersi ad ogni respiro. 

Ecco l’anima dispersa di un corpo invisibile, ascoltatrice del mondo, chiusa

dentro la nostra intimità.


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C’è un momento, spesso silenzioso, in cui il mondo smette di chiedere.
Non serve rispondere, non serve spiegare. Sei tu, semplicemente, con te.
È lì che nasce l’intimità.
Non ha bisogno di parole, ma se le usa, le sceglie con cura.
È quella luce soffusa che filtra attraverso una tenda al mattino,
la voce che conosce il ritmo del tuo respiro,
il pensiero che ti accompagna senza giudizio.

Intimità è quando puoi piangere senza vergogna,
ridere senza freni,
restare in silenzio senza riempirlo.
È un libro aperto sul comodino, un messaggio lasciato a metà,
un abbraccio che non stringe, ma avvolge.

È nello sguardo di chi ti vede davvero,
ma anche nei tuoi occhi, quando ti specchi e non ti nascondi.
È preparare il caffè come fosse un rito,
camminare scalzi in casa,
parlare al gatto come se capisse tutto.

L’intimità non si conquista: si lascia accadere.
A volte, si teme. Altre, si cerca per tutta la vita.
È una stanza interiore dove si entra solo a piedi nudi.
E quando qualcuno vi entra con rispetto, senza bussare troppo forte,
allora diventa sacra.

Non è sempre amore. Ma è sempre vero.

E in un mondo così rumoroso,
ritrovare l’intimità — con sé o con un altro —
è come tornare a casa dopo un lungo viaggio.

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