Oltre al selfie


Alla 56° Biennale di Venezia, svoltasi nel 2015, vi è stato un padiglione che ha attirato l’attenzione di un ampio numero di visitatori, incuriositi dall’allestimento e dalle opere esposte, si trattava del Padiglione giapponese dove l’artista Chiharu Shiota ha presentato l’opera The Key in the Hand.
Per questa particolare esposizione, l’artista giapponese aveva deciso di appendere agli alti soffitti del padiglione, fili in tessuto di differenti dimensioni, caratterizzati da un vivace e vibrante color rosso. Al termine di questi fili vi erano sospese delle vecchie chiavi, ormai corrose ed usurate dal tempo, degli oggetti obsoleti per la nostra epoca, risultando utensili ormai inutili. A questo scenario surreale si aggiungeva la presenza di due barche in legno, consumate e logorate, che fluttuavano nel rosso mare, formato da tessuti e da chiavi. L’opera era di forte impatto visivo e personale, in quanto invitava il visitatore ad immergersi in un mondo nuovo e sconosciuto dove piccoli ma preziosi oggetti intimi, come le chiavi, ci invitavano a riflettere il rapporto che intercorre con la propria memoria e storia personale. L’artista, con questa opera, ci suggeriva inoltre, di cogliere l’importanza del nostro vissuto e di come tale percorso vitale si combini e si intrecci con quello altrui, così come i suoi fili si intrecciavano l’uno con l’altro, giungendo sino ad un punto di completa fusione grazie a piccoli momenti o attimi, raffigurati visivamente alle chiavi. 
Cosa rimane di questa profonda riflessione artistica e culturale? In un’epoca caratterizzata dal qui ed ora, dalla condivisione tramite immagine e dalla scarsità e brevità di messaggi, il lascito di questa imponente riflessione artistica e culturale è l’infinità di selfie scattati dal visitatore. Immagini che documentano la propria presenza, così da ricordagli un momento particolare dove lo stupore ha sopraffatto ogni altra emozione, anche se solo per alcuni attimi. Cerchiamo di andare oltre all’aspetto puramente estetico e cerchiamo di cogliere il profondo messaggio che l’artista ci voleva comunicare, superiamo la barriera dei like e delle condivisioni, prediligendo, invece, un atteggiamento intimo e privato, così da poter ricordarci il vero significato dell’opera e dell’operato artistico di Chiharu Shiota. 



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