Una rivincita tutta al femminile
Musa e creatrice al tempo stesso, così si potrebbe ben definire Clamille Claudel, artista francese allieva ed amante del maestro Auguste Rodin. Camille, sin in giovane età, si appassionò alla scultura, disciplina artistica che, con il prosieguo degli anni, divenne la sua ragione di vita, perché per lei era necessario, anzi fondamentale, creare, scolpire e togliere da quel materiale così polveroso e solido, come il marmo, l’effimero affinché potessero emergere dei corpi. Verso la fine dell’Ottocento, in seguito a particolari circostanze, Rodin divenne il suo nuovo maestro di scultura presso l’Accademia Colarossi. Camille era una giovane artista talentuosa di gran bell’aspetto e dalla forte personalità, mentre Rodin era uno scultore già affermato, anziano e già sposato. Entrambi erano tenaci, talentuosi e caparbi e queste doti li hanno fatti avvicinare sempre più, sino ad unirli in un rapporto sentimentale molto intenso. La descrizione del loro amore e della passione che nutrivano l’uno per l’altro è ripercorribile nelle opere, siano essi schizzi o sculture, create da entrambi gli artisti. Questo periodo sentimentale corrisponde con l’apice della maturità artistica di Camille, che iniziò a scolpire veri e propri frammenti di vita, dove l’amore ne faceva da protagonista. Nonostante il suo turbolento vissuto, dovuto soprattutto al difficile rapporto che Claudel aveva con la madre, l’artista ha saputo scolpire, in modo indelebile, la sua irrefrenabile passione per la vita, descritta tramite la narrazione scultorea delle sue debolezze, paure e gioie più grandi. Una scultrice prestigiosa e talentuosa che ha vissuto all’ombra del suo grande maestro ed amante, Auguste Rodin, per riscontrare successo e fama solo in epoca contemporanea. Infatti, nel 2017, è stato inaugurato a Nogent-Sur-Seine, suo paese natale, il primo museo dedicato a Camille Claudel. Si tratta di uno spazio espositivo dove è possibile ripercorrere il vissuto di questa donna che, grazie al suo lascito artistico vivrà in eterno nella nostra memoria.


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