Biennale d'Arte di Lione 2019

Il 18 settembre 2019 è stata ufficialmente inaugurata al pubblico la Biennale d’arte di Lione, un’esposizione di arte contemporanea che è giunta ormai alla quindicesima edizione. Quest’anno l’allestimento si caratterizza di alcune sostanziali novità, ne è un esempio la nuova location in cui è situata: un’antica fabbrica industriale che porta ancora i segni del suo passato. Altro importante cambiamento di questa edizione è riscontrabile nella decisione curatoriale di esporre un 95% di opere concepite appositamente per questa esposizione, contro un 5% di creazioni già conosciute al pubblico. Il fil rouge che lega queste eterogenee e variegate produzioni creative è un’idea semplice, ma di forte impatto, basata sull’idea di un’unione artistica che possa superare ogni discriminazione, confine temporale o spaziale. Un pensiero simbolo di un forte messaggio sociale che ben viene incarnato dal titolo dell’esposizione: Dove le acque si mescolano, una citazione presa in prestito dal poeta Raymond Carver. Nonostante i buoni propositi riscontrabili nello stesso titolo dell’esposizione, l’operazione di coerenza a livello artistico risulta, però, di difficile decifrazione ed interpretazione. A regnare sovrano, invece, è una scelta espositiva squilibrata e disorganizzata, riscontrabile in parte anche nella giovane e poca esperienza sia dei curatori sia di alcuni artisti invitati a questa edizione. Un esempio di questa discordanza culturale è evidenziabile nella monumentale opera Knotworm, una imponente struttura in acciaio alta 10 metri, concepita dall’artista irlandese Sam Keogh, che oscura, con le sue dimensioni e caratteristiche, i lavori degli artisti che espongono nelle vicinanze. Degna di nota, invece, è l’opera concepita dall’artista Mengzhi Zheng, un visionario artista nato in Cina ma attivo a Lione. Questo creativo ha concepito, per l’esposizione, un’installazione in legno che riproduce uno spazio abitativo privo, però, di muri e di divisori e pertanto percorribile ed attraversabile dal visitatore. Il valore aggiunto di questa opera e dell’operato artistico di Zheng, è l’impossibilità di classificarli entro una disciplina artistica ben precisa. In un’era in continuo mutamento ed in continua connessione è utile che anche l’arte sappia adeguarsi a questi nuovi schemi, così da rendere il processo creativo fluido ed eterogeneo. L’arte minimale di Mengzhi Zheng contrappone la trasparenza, data dallo spazio aperto, alla eccessiva attività comunicativa, in ambito culturale, che caratterizza la nostra epoca contemporanea. 


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