Cromoterapia artistica
Quando noi osserviamo un dipinto rimaniamo estasiati dalla tecnica pittorica, dallo stile inconfondibile dell’artista che ha sapientemente tratteggiato e disegnato ciò che noi stiamo visionando, eppure ci scordiamo che la nostra percezione visiva è frutto di un numero infinito di incognite fra le quali rientra il colore. Il colore è una componente preponderante nell’analisi dell’opera pittorica perché il nostro stato d’animo ed il nostro immaginario comune contribuiscono attivamente nel giudizio finale. Se noi siamo soliti associare valenze negative ad un determinato colore, di conseguenza le stesse opere pittoriche che presentano quella cromia tenderanno a darci fastidio e di conseguenza noi le ignoreremo o viceversa; tale giudizio può decretare l’apprezzamento o meno del bagaglio culturale di un artista. Infatti, ad ogni creativo viene associata una cromia ben specifica che delinea, a grandi linee, il suo operato creativo. Per esempio tenderemo ad associare Giotto al blu, colore che ben rappresenta le sue incantevoli volte stellate, mentre sarà il giallo a predominare nell’operato di Van Gogh.
Proviamo qui a tracciare un percorso artistico basato sull’evoluzione cromatica partendo con un rosso molto profondo che ha saputo differenziare i dipinti di numerosi pittori, stiamo parlando del Rosso Cocciniglia. Questo colore è frutto di un pigmento naturale derivante dal lavoro di un animale, chiamato in spagnolo “cochinilla” che vive in Messico e produce questa polvere così particolare. I colonizzatori spagnoli giunti in Messico capirono immediatamente l’importanza e l’unicità di questo colore, tant’è che decisero di importarlo immediatamente in Spagna cercando di ricreare le condizioni naturali utili alla sopravvivenza di questo piccolo ma prezioso insetto. La preziosità di questo colore fu ben compresa dagli artisti del Seicento che iniziarono ad utilizzarlo nelle loro tele, ne sono esempio le opere di Caravaggio e Rubens. Due visionari che hanno saputo valorizzare ed esaltare le potenzialità di questa vibrante cromia Caravaggio attraverso giochi di luce e di ombra mentre Rubens lo utilizzò per descrivere piccoli ma preziosi dettagli della vita quotidiana. Nonostante il prezzo di questo colore salì alle stelle, visto l’apprezzamento del mercato della tintoria e del mondo dell’arte stesso, vari artisti di differenti epoche non riuscirono a privarsi del rosso cocciniglia. Grazie ad attenti studi si è scoperto che pigmenti di questa cromia sono presenti anche in opere di Auguste Renoir, Paul Gauguin e Vincent van Gogh, pittori che seppero illustrare il mondo moderno, quello più primitivo ed infine quello personale ed intimo. Differenti stili figurativi espressi in epoche diverse che hanno in comune un elemento così semplice ma così indispensabile come il color rosso cocciniglia.


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