Il Museo dei Collezionisti

Oggi parliamo del comune di Angers, capoluogo del dipartimento del Maine e della Loira, cittadina che nel 2022 rappresenterà un centro nevralgico per la cultura francese, grazie al Museo dei Collezionisti, istituto progettato dai due archi-star Steven Holl e Franklin Azzi. L’obiettivo di questo museo è quello di incentivare i collezionisti d’arte, di tutto il mondo, ad esporre le proprie opere accumulate lungo l’arco della propria vita, all’interno di un istituto culturale unico e prestigioso. Un progetto che nasce in Francia, nella cittadina di Angers per l’appunto, ma si pone come scopo l’incentivazione, su scala internazionale, di un rapporto più stretto fra collezionisti ed istituzioni museali. Un prospetto che non si basa unicamente sull’arte passata o frutto di artisti già affermati, bensì vuole incentivare il riconoscimento di giovani creativi contemporanei, grazie all’offerta di coworking presente all’interno del Museo dei Collezionisti. Questo centro culturale vuole, inoltre, valorizzare il contesto urbano in cui è inserito, creando numerosi spazi comuni a beneficio sia dei cittadini sia dei turisti. Un’altra peculiarità che connota questo ambizioso progetto è la sua attenzione verso le tematiche ambientali, un impegno riscontrabile nella struttura architettonica dello stesso museo essendo completamente ecologico ed a basse emissioni di carbonio, così da rappresentare un esempio di cultura sostenibile. 
Il Museo dei Collezionisti nasce con specifiche caratteristiche che lo rendono unico nel panorama globale, eppure la sua realizzazione ha suscitato numerose critiche da parte degli addetti ai lavori d’oltralpe che lo reputano una semplice rivisitazione del Centre Pompidou e giudicano la sua architettura orribile. Il museo di Angers, così come il centro culturale parigino, ha lo scopo di diffondere la cultura francese su scala mondiale, attraverso differenti iniziative e modalità di fruizione. Il Centre Pompidou rappresenta sicuramente un modello chiave per le nuove istituzioni culturali che si sviluppano su suolo francese, ma trovo che cercare di imitarne la sua ampia e varia offerta artistica possa solo agevolare la diffusione e valorizzazione del patrimonio artistico. Infine vi è la dura critica, da parte di alcuni storici o curatori d’arte, circa la bruttezza strutturale del museo. Vi lascio riflettere sul pensiero del giornalista francese Jean d'Ormesson in merito all’architettura del Centre Pompidou, descrivendola come: “una fabbrica, una fodera, una raffineria. Una specie di bizzarro mostruoso e multicolore, con le viscere in aria.” 
Ai posteri dunque ardua sentenza sul museo di Angers.


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