Musei dell'epoca contemporanea
Dati alla mano il museo più visitato al mondo è il TeamLab di Tokyo che ha accolto 2,3 milioni di spettatori, uno spazio surreale, privo di opere d’arte come le possiamo definire abitualmente perché l’unico elemento creativo sono giochi di luce frutto di moderne tecnologie. Questo museo potrebbe essere definito come un non spazio, un luogo che ci permette di estraniarci dalla frenesia della quotidianità così da farci immergere in artificiosi paesaggi naturalistici.
Nel 2018 Tokyo ha registrato un boom di turismo, bensì 31 milioni di persone si sono recate nella capitale giapponese così da scoprirne storia e cultura passata ed attuale. La cultura artistica contemporanea giapponese attinge direttamente dalle attuali condizioni sociali, essendo la nazione concentrata nello sviluppo di un’elettronica di ampio consumo che spazia dai cellulari, ai robot, sino ad installazioni culturali. Installazioni tecnologiche che riscontrano il loro apice di successo proprio nell’istituzione TeamLab. Ma tutto ciò si può definire arte? Sin dall’antichità si è soliti definire arte delle opere frutto dell’ingegno umano, in grado di raccontare ai contemporanei ed ai posteri la propria epoca, evidenziandone le caratteristiche sia positive sia negative. Seguendo le indicazioni di questa affermazione le ingegnose installazioni artificiali ricreate da artisti, ingegneri ed informatici, all’interno del TeamLab rappresenterebbero una vera e propria forma d’arte. Eppure reputo che sia limitativo definire arte tutto ciò che narra le vicende della propria era perché vi sono altre componenti fondamentali utili a definire ciò che è o non è arte. Pensando ad un’opera di Leonardo, o di un qualsiasi altro artista, vi è un’altra caratteristica: la durevolezza, essendo un’opera d’arte unica e pertanto irriproducibile. Queste caratteristiche non appartengono alle opere frutto dell’ingegno fotografico o cinematografico, come già evidenziato dal filosofo Walter Benjamin nei primi del Novecento, eppure i musei contemporanei contengono una moltitudine di opere frutto di queste due discipline. In ogni fotografia che osserverete all’interno di un museo potrete rivivere il momento fugace colto dal fotografo o dal regista, un atto reale o costruito che non si ripeterà mai più in futuro mentre ciò che continuerà a riprodursi in eterno saranno delle semplici copie, di minor valore.
Nell’era del click è normale che la gente scatti e ricondivida momenti che ricordano attimi di gloria passata che hanno significato solo per loro e non per la collettività. Qui vi è la sostanziale differenza fra l’arte, oggetti creativi intrinsechi di un significato collettivo e condiviso, e le mere riproduzioni artificiose che hanno il compito di estraniarci dalla realtà. Se la gente predilige visitare il TeamLab di Tokyo rispetto al Metropolitan Museum, o altre istituzioni culturali, trovo sia utile interrogarci sulle “esigenze del mercato d’arte” che risulta sempre più disinformato e pertanto predilige vivere un’esperienza di evasione surrealistica da tutto ciò che è reale. Non sono i musei a doversi modificare ma reputo debbano essere gli addetti ai lavori, critici e curatori, a cogliere i punti di debolezza nella divulgazione della nostra cultura contemporanea, colmate tali lacune conoscitive sono convinta che la vera arte ritornerà a risorgere.


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