La mostra per eccellenza del 2019
La mostra che ha segnato il 2019 è sicuramente quella di Olafur Eliasson alla Tate di Londra. Già il nome dell’esposizione è un programma, si intitola In Real Life, una definizione che ben denota la reale attinenza ed adesione dell’operato artistico di Eliasson con le problematiche contemporanee. Entrando negli spazi della Tate l’artista ci invita, grazie ad un percorso espositivo multi sensoriale, ad osservare ed analizzare la realtà di tutti giorni secondo una differente prospettiva. La patinatura che caratterizza la comunicazione delle tematiche attuali, utilizzata in primis da vari mezzi di comunicazione con i quali noi viviamo e percepiamo la realtà, viene completamente ripulita dall’artista che mira ad offrirci una visione delle problematiche contemporanee nella loro più totale imparzialità. Non vi è una voce narrante, non vi sono punti di vista corretti o sbagliati, all’interno dell’esposizione vi sono unicamente dei mezzi artistici che ci invitano a ragionare sul nostro immaginario collettivo.
La realtà viene analizzata dall’artista per tematiche ben precise, argomenti attuali come: la teoria dei colori, aspetto che condiziona la nostra percezione delle cose, facendo emergere anche le innumerevoli problematiche legate a persone con disabilità visive. Altro ambito di indagine è la geometria, una disciplina che condiziona il nostro paesaggio e la percezione visuale della quotidianità, nonostante sia una materia troppo spesso sottovalutato dall’essere umano. Alla geometria, dunque all’arte della costruzione e del fittizio, ben si unisce un particolare interesse per le tematiche ambientali, problematiche che hanno recentemente sensibilizzato un’ampia fascia di popolazione mondiale. Infine l’artista ha deciso di soffermarsi sui fenomeni naturali ponendo un particolare focus, riscontrabile in alcune opere presenti, sulle cascate, un fenomeno che si può generare anche in modo artificiale, generando, pertanto innumerevoli quesiti. Un esempio di questo ribaltamento fra fenomeno naturale ed artificiale è riscontrabile nell’opera Waterfall, una struttura creata appositamente per l’esposizione, dove l’artista ha ricreato una cascata alta 11 metri grazie ad impalcature di acciaio. L’artista con questa sua opera ci invita a ragionare se la natura è un elemento costruito, se è qualcosa di realmente esistente oppure è semplicemente una falsità?
Per quanto filosofeggianti siano le domande che Eliasson vuole suscitare nel fruitore finale egli cerca anche di offrire delle risposte chiare e concrete. Ne è esempio l’oggetto Little Sun, osservabile ed acquistabile sul sito della Tate ed al bookshop del museo, una piccola lampada color giallo come il sole, che funziona completamente grazie ad energia solare. Uno strumento che ci invita a ragionare sull’attuale disparità energetica fra nazioni industrializzate e nazioni in via di sviluppo. Per ogni oggetto realizzato in museo, una copia viene donata a nazioni o luoghi in cui non vi è alcuna forma di energia innovativa bensì viene impiegato ancora il petrolio.
Con questa esposizione il fruitore diventa un individuo partecipe ed attivo, sollecitato da innumerevoli questioni esistenziali ed appagato, in alcuni casi, da piccoli ma rivoluzionari oggetti piacevoli esteticamente ma soprattutto in linea con le attuali tematiche ambientali.


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