Strascichi contemporanei del colonialismo
Ad oggi, il mondo dell’arte risulta ancora frammentato e suddiviso per categorie di importanza e di rilievo, il cui primato viene detenuto dal continente occidentale ed in particolar modo dall’arte prodotta su suolo europeo. A seguire, per merito, vi sono gli Stati Uniti d’America, nazione che a metà del Novecento ha saputo, grazie a figure cardini della storia artistica, rivoluzionare il concetto di arte contemporanea rendendola più effimera e legata ad un ambito prettamente filosofico e mentale. Ne è esempio l’operato di alcuni rivoluzionari personaggi come: Jackson Pollock, Mart Rothko, Andy Warhol, Alexander Calder, Jasper Johns, ecc…. Artisti americani che hanno saputo concepire un’arte attenta alle allora problematiche quotidiane, con abilità espressive e visuali che hanno permesso di connotare la storia artistica degli Stati Uniti d’America di un carattere avanguardistico e contemporaneo. La contemporaneità ha per antonomasia come centri nevralgici sia della produzione sia della fruizione gli Stati Uniti d’America e a seguire vi sono alcune nazioni europee, che detengono l’eccellenza per l’arte di carattere moderno, ne è esempio il Regno Unito.
Il nostro immaginario comune ci impedisce di osservare ed analizzare l’arte contemporanea in un’ottica corretta ed esaustiva, in quanto si tende a sottovalutare la produzione visuale sviluppata in Oriente, in Africa o in Sud America. Questa errata visione e lettura è una chiara conseguenza degli attuali strascichi del colonialismo ottocentesco, siccome, si tende, ancora ad oggi, a prediligere artisti britannici, francesi, spagnoli o statunitensi, denigrando, invece, il lascito contemporaneo di nazioni che hanno vissuto il colonialismo. Stati ancora troppo poco considerati dove gli artisti, spesso e sovente, si ritrovano costretti a migrare nelle nazioni “dominatrici” al fine di poter ottenere fama e visibilità. Si noti quindi che tali meccanismi mentali, dal carattere ottocentesco, comportano, in epoca contemporanea, una traslazione tra luogo di formazione e di produzione rispetto al sito di fruizione dell’arte di questi giovani creativi.
L’artista che ha saputo cogliere e documentare, nel migliore dei modi, gli attuali lasciti del colonialismo è Yinka Shonibare, personalità interessata a comunicare la storia della propria nazione di origine, il Nigeria, nonostante la sua produzione e fruizione avvenga nel Regno Unito, stato che gli ha dato fama di livello internazionale. Yinka Shonibare, artista britannico-nigeriano, racconta, tramite fotografie e sculture, la inappropriata narrazione della storia britannica; infatti, le sue opere tendono a sovvertire lo scenario comune offrendo, invece, una lettura della storia assai differente. Nelle sue fotografie i Lord, da lui ritratti, hanno sì la carnagione chiara bensì i loro abiti sono interamente prodotti con tessuti wax, stoffa emblema della tradizione africana. Questi tessuti dovete sapere che, durante il periodo del colonialismo, venivano realizzati in Africa, in particolar modo in Nigeria, ed in seguito acquistati e commercializzati in Europa dalla società olandese Vlisco. Di recente la società Vlisco è stata acquistata da un fondo di investimento londinese che ha reso tale società un brand leader nella produzione di tessuti a livello mondiale, nonostante essi vengano commercializzati per lo più in Africa. Con le sue opere Shonibare vuole sottolineare l’importante lascito che ciascuna nazione colonizzata ha comportato all’interno del sistema economico, sociale e politico dello stato “dominatore”, in questo caso il Regno Unito. Se da un lato le nazioni europee si arricchivano acquisendo il titolo di Stati all’avanguardia, dall’altro canto tale processo è venuto meno nei paesi colonizzati. Un processo che manca a realizzarsi, su differenti fronti, anche in epoca contemporanea, comportando, così, una lettura incorretta delle dinamiche sociali, economiche ed artistiche di livello mondiale.

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