Amedeo Modigliani, il genio incompreso

Amedeo Modigliani, una storia incompleta e mai finita letta spessa parzialmente o in modo scorretto, nonostante lui rappresenti uno dei più importanti e prestigiosi artisti italiani, attivi a Parigi, nei primi del Novecento. In quel periodo Parigi era la capitale mondiale, oserei dire, della cultura, dell’arte, della creatività e della libertà di espressione, qualsiasi individuo che avesse delle doti spiccate per l’arte, la letteratura o la musica si è rifugiato, anche per un breve lasso temporale, in questa città. Fra questi molteplici personaggi che animavano la vita di Parigi vi era anche un giovane italiano, Amedeo Modigliani, che decise di migrare nella Ville Lumière così da liberarsi da vincoli precostruiti, antichi e ristretti, caratteristiche con le quali l’artista descriverà, nel suo diario, la sua terra natale, Livorno. È a Parigi, città dalle molteplici offerte, che l’artista iniziò a librare il proprio estro, che, sin dagli esordi, si è concentrato sullo studio del genere femminile. Dapprima le sue femmes fatale avevano tratti realistici e fedeli all’originale, così da immortalarne i loro tratti distintivi, in seguito le sue protagoniste sono state raffigurate schematicamente, così da cogliere ed imprimere su tela, in modo permanente, la loro anima. Molti visitatori quando osservano un’opera di Modigliani si focalizzano sul lungo collo dei protagonisti, tratto distintivo dell’artista, bensì inutile al fine di comprendere la vera essenza della sua genialità creativa; esperienza sensoriale ed emotiva che avrete modo di ripercorrere solo soffermandovi sullo sguardo dei protagonisti che vi stanno osservando. Lo sguardo dei personaggi di Modì è sia frontale sia indiretti, il secondo vuole tende a sottolineare l’animo sognatore e pensatore del protagonista. Diversamente i personaggi che ci osservano in modo diretto evidenziano il loro mondo interiore grazie a semplici gesti posturali o con le mani, sapientemente catturati dall’artista, ne è esempio il ritratto di Jeanne Hébuterne del 1918. In questa tela la donna rivolge il proprio sguardo frontalmente, così da cercare il contatto con il suo ritrattista, che è anche il suo pittore ed unico vero grande amore: Modigliani, che coglie in questa tela il suo animo dolce, riflessivo ed innamorato. 
Modigliani, soprannominato anche Modì rappresenta, nella vastità culturale presente nella ville lumière di inizio secolo un esempio unico e raro, che ha saputo segnare, nonostante la sua breve vita, in modo inesorabile e definitivo, un nuovo stile ritrattistico puntato sull’introspezione.



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