Michael Rakowitz

Accendendo la televisione e sintonizzandosi su un canale dedicato alle news provenienti dal mondo, si noterà che lo spettatore è costantemente aggiornato sulla situazione di nazioni come Libia, Siria, Palestina o Iraq. Questi stati stanno vivendo, ormai da più di un ventennio, un periodo di continui conflitti interni, basati per la maggior parte dei casi, per motivazioni di carattere religioso. Eppure queste continue lotte vengono costantemente alimentate, grazie ad un’ampia distribuzione di armi, da Stati esterni a questo dibattito. 
Questo è lo scenario che costantemente ci viene proposto, tramite immagini, nelle varie edizioni del telegiornale, nonostante questo terribile spaccato quotidiano di carattere sociale vi sono differenti conseguenze negative che riguardano anche il piano culturale. Certo di fronte a simili scenari è difficile focalizzarsi e porre un forte accento sul piano artistico e creativo di tali nazioni, eppure questi fattori, troppo spesso dimenticati, rappresentano dei reali e tangibili simboli di antiche conoscenze e competenze che permettono di rendere unico ed ineguagliabile uno Stato e di conseguenza le sue usanze e tradizioni. Il patrimonio culturale rappresenta, una volta intatto, un bagaglio innaturale di valori e conoscenze che contraddistinguono attitudini culturali e di pensiero accettato e consolidato in quanto tale. Questo processo continuerebbe una sua solida trasmissione intergenerazionale se non fosse che, la distruzione del proprio patrimonio culturale, causasse una inesorabile rilettura della propria identità, competenze e conoscenze innate.
Di conseguenza, si aprono scenari sociali e culturali nuovi e privi, in molti casi, di fondamenta storiche, perché gli individui sono privati, per motivi esterni, di studiare ed analizzare la propria storia passata e la propria eredità. È proprio da questo scenario interrotto ed incompleto che nasce e si sviluppa un nuovo modo di rileggere la propria cultura e di renderla fruibile al grande pubblico, un’operazione resa possibile grazie al lavoro artistico di Michael Rakowitz. Artista statunitense di origini ebraiche e irachene che, grazie alle sue opere, mira a ricostruire patrimoni storici e culturali distrutti dalla guerra. Le opere concepite da Rakowitz non sono delle semplici copie bensì sono nuovi strumenti espressivi che racchiudono al loro interno la storia passata con le vicissitudini più attuali. L’artista ripercorre la storia originale che si celava dietro numerose opere o monumenti andati perduti, 
a questo primo approfondimento segue un’attenta indagine sul come e perché questi patrimoni siano andati distrutti per sempre. Grazie all’inesauribile curiosità dell’artista riemergono, alla luce del sole, opere uniche che coniugano la loro storia originaria con le vicissitudini che ne hanno causato la distruzione. Delle vere e proprie opere simbolo di trasmissione di valori e vicissitudini, dimenticate volontariamente o inconsciamente, che mirano a raggiungere un ampio bacino di utenti affinché storie simili non si ripetano in futuro. L’artista, nel suo processo creativo, non ricrea ma si impegna a ridefinire il concetto di patrimonio culturale, rendendolo contemporaneo, perché intriso di vicissitudini e problematiche, purtroppo, sempre più attuali. 
Un breve estratto della produzione artistica di Rakowitz è esposto al pubblico, sino al 19 gennaio, al Castello di Rivoli, istituzione che ospita la mostra “Michael Rakowitz. Legatura imperfetta”. Si tratta di un’esposizione itinerante che sottolinea la centralità di una presa di posizione da parte del mondo artistico contemporaneo che non può più permettersi di astenersi nell’esprimere giudizi e prese di posizioni, condivisibili o meno dagli spettatori finali. 


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