Nuove prospettive strutturali

Differenti sono gli architetti che, negli ultimi cinquant’anni, si sono impegnati attivamente nella ridefinizione del paesaggio urbano mondiale. Queste figure sono spesso di origine europea e ben rappresentano dei testimoni che hanno saputo cogliere la sfida strutturale e di design intrapresa già dai grandi architetti dei primi del Novecento come Giò Ponti, Frank Lloyd Wright o Ludwig Mies van der Rohe. Maestri indiscussi che hanno caratterizzato il proprio operato basandolo sulla semplicità e sull’idea di un’estetica funzionale. Una visione moderna e lungimirante che è rimasta intatta sino ad oggi, epoca in cui prevale un senso di minimalismo e di purezza di forme, nonostante ciò gli oggetti di arredo e le architetture hanno assunto, in epoca contemporanea, valenze contemplative, rappresentando veri e propri oggetti artistici. Le linee si sono sempre più curvate e piegate, sfidando le stesse teorie strutturali ed aerodinamiche, gli edifici hanno progressivamente perso il loro candore cromatico a favore, invece, di tinte forti utili a contraddistinguere questi complessi nel variegato skyline metropolitano. Quando il colore invece viene meno si predilige, allora, l’utilizzo di una moltitudine di vetri, concepiti appositamente per tali architetture, al fine di rendere comunicanti gli spazi esterni con quelli interni. Non vi è più una separazione netta di ambienti ma si tende a privilegiare una sinfonia architettonica priva di delimitazioni nette e definite, tutto ormai è interpretabile e soggettivo. 
Quanto descritto sino ad ora, nonostante ben incarni una visione futuristica ed utopistica dello spazio urbano, risulta una vera e propria realtà affermata e confutata da numerose strutture come lo Shard di Londra realizzato da Renzo Piano, l’Auditorio di Tenerife progettato da Santiago Calatrava, la Fondazione Louis Vuitton di Frank Gehry, ecc… Il nostro errore, però, risiede nell’osservare il mondo prediligendo una visione eurocentrica, che premia e sottolinea la totale supremazia europea in ambito pittorico, scultoreo, di arredo e di design. Una visione inesatta ed incompleta che non vi permetterà di analizzare l’evoluzione architettonica entro un’ottica corretta perché omette, di proposito, l’analisi dell’importante bagaglio sociale e culturale tramandatoci da nazioni in via di sviluppo come il Brasile. È proprio in questo stato che Oscar Niemeyer si impegnò attivamente , negli anni Cinquanta e Sessanta, nella progettazione di edifici curvi e dinamici resi possibili grazie ad un continuo studio sulle proprietà costruttive del cemento armato e del vetro. Si tratta di un’innovativa visione strutturale e progettuale che ha l’apice del suo successo nei differenti edifici visitabili a Brasilia, città progettata da Niemeyer partendo da zero. Brasilia è una città nata in una zona desertica del Brasile, situata a migliaia di chilometri di distanza da qualsiasi città più importante. Questa metropoli sorse grazie a differenti interessi politici, essendo la maggior parte degli edifici divenuti di proprietà dello Stato ed affittati ai lavoratori. 
Seppur nata per motivi politici e sociali specifici Niemeyer seppe progettare, dal nulla, una città all’avanguardia perché basata su un progetto di strade senza transito. Con tale termine l’architetto intendeva denotare la totale comunicazione e connessione fra le strutture infrastrutturali o costruttive, simbolo di veri e propri monumenti, perfettamente integrati con il paesaggio urbano che circonda la città di Brasilia. L’idea di monumentalità architettonica, una visione progettuale che caratterizza e contraddistingue l’operato di Niemeyer, trova il suo apogeo di riconoscimento nella sede del congresso nazionale brasiliano. Già in lontananza si scorgono due imponenti cupole, simbolo strutturale del sistema bicamerale brasiliano, che si ergono dall’edificio. Due sono le vie che vi permettono di raggiungere questo imponente spazio, due strade che se osservate dall’alto ricordano, volutamente, due linee curve che creano un perfetto gioco visivo di armonia con le due torri presenti all’entrata dell’edificio. A caratterizzare la struttura simbolo della progettualità di Niemeyer vi è un particolare e suggestivo gioco d’acqua reso possibile grazie al lago artificiale che sorge in prossimità dell’edificio. Un gioco visivo, strutturale e culturale che ben coglie il continuo dialogo fra struttura architettonica ed ambiente, idea fondante di numerosi progetti e della stessa ricerca progettuale di Oscar Niemeyer. 
L’eredità che il Sud America, in questo caso il Brasile, ricopre all’interno dell’eredità storica e culturale mondiale è vastissima e troppo spesso sottovalutata o ignorata. Niemeyer rappresenta un protagonista centrale del fervido clima artistico che si respirava nella nascente Nazione brasiliana agli inizi degli anni Cinquanta e Sessanta. A noi l’arduo compito di scavare, esplorare e portare alla luce esempi positivi ed utili a definire una visione globalizzata della cultura in grado di valorizzare e promuovere piccole ma preziose realtà. 

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