Vicissitudini di un pittore multiculturale
Contorni ben definiti caratterizzati da spesse linee di colore nero che delimitano lo spazio ritrattistico dalla scenografica ambientazione surreale posta sullo sfondo. In questo spazio fantastico si prediligono le sfumature di bianco e di nero, l’unico elemento cromatico forte e vivace è dato dalle figure femminili, essendo le reali protagoniste di queste scene. Lo spettatore noterà che queste donne risultano corpi atemporali perché privi di un qualsiasi contatto con la realtà in quanto impegnate a meditare e ponderare sulla loro condizione e natura. I loro corpi nudi si librano nello spazio e prendono forma grazie a pennellate, color ocra o terra, spezzate solo in alcuni punti strategici al fine di poter contraddistinguere le giunture del loro corpo. Il viso è coperto, celato da gambe o braccia poste in posizioni così naturali, evitando di suscitare inutili scandali pudici nello spettatore, intento piuttosto ad analizzare l’anima e la profondità di tali opere. Le donne ritratte dall’artista, agli esordi della sua carriera, erano isolate ed analizzate individualmente mentre, con il prosieguo degli anni, nelle sue tele i suoi soggetti femminili iniziano a moltiplicarsi. Questa nuova sfida pittorica rappresenterà il culmine di successo di tale artista che, negli anni Cinquanta, ha saputo raffigurare differenti soggetti in prospettiva, cogliendone le loro particolarità, caratteristiche riscontrabili nella diversità di gesta in cui sono colte ciascuna figura femminile.
Notate che sino ad ora non è stato citato, volutamente, il nome dell’artista, dal testo il lettore può solo evincere il sesso maschile dell’autore di tali opere. Dalla breve descrizione delle opere di questo artista sconosciuto, sapreste dirmi chi è l’autore?
Probabilmente vi verrà in mente il nome di Matisse o di Modigliani, due artisti europei che hanno vissuto e lavorato nella favolosa Parigi di inizio secolo. Anche il pittore di questi meravigliosi nudi femminili ha operato attivamente nella stessa città e nello stesso periodo storico dei due sopra citati artisti eppure le sue origini sono ben più lontane, essendo l’artista cinese. L’artista in questione si chiama Sanyu, pittore di origine cinese che verso gli anni Venti del Novecento decise di migrare verso l’attiva e prolifica metropoli culturale europea: Parigi. In questa città l’artista inizia ad appassionarsi alle tradizioni figurative occidentali, una cultura a lui sconosciuta prima del suo approdo sul continente occidentale. L’artista, nonostante si appassioni e si entusiasmi di questa nuova cultura, non abbandonerà mai le tradizioni e le conoscenze provenienti dalla sua terra d’origine: la Cina. È proprio grazie a questo inesauribile contatto e confronto fra queste due culture che Sanyu iniziò a dipingere opere di straordinaria bellezza intrinseche di una visione globale dell’arte, perché caratterizzate da elementi figurativi estemporanei ed altamente innovativi che, difficilmente, si incasellano in una corrente specifica del mondo artistico. Le sue donne sono delle moderne dee greche liberate dalla pesante polvere del tempo ed ormai prive di ogni restrizione figurativa che le possa ancorare ad una visione culturale specifica e determinata.
Sanyu, grazie alle sue opere, ci insegna come l’arte sia, in epoca recente più che mai, uno dei più potenti mezzi divulgativi, in quanto disciplina simbolo di una visione pura ed immaginifica priva di inutili barriere e limitazioni.


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