Italy, the new domestic landscape MoMA1972
“Ci vuole forse uno straniero per scoprire il patrimonio nazionale di qualcun altro” tale fu la affermazione del fotografo statunitense Richard Avedon al fine di sottolineare l’innovazione fotografica sviluppata dall’artista Jacques Henri Lartigue, per lo più sconosciuto al pubblico francese.
Ebbene tale affermazione però, spesso, ben si adatta a differenti artisti, designers provenienti da ogni parte del globo; figure rivoluzionarie la cui reale onda di cambiamento viene spesso percepita e compresa in primis all’estero e successivamente nella loro patria di origine.
Infatti, una situazione abbastanza simile avvenne nel 1972 quando l’allora curatore della sezione design del MoMA di New York, l’argentino Emilio Ambasz, decise di condensare all’interno di uno spazio espositivo, le rivoluzionarie idee progettuali sviluppate da differenti designers italiani così da rappresentare e illustrare l’impatto che tali tematiche avrebbero avuto sul futuro del design e dell’arte mondiale. La mostra si intitolava “Italy: the new domestic landscape”, questo titolo sottolineava la capacità e la rivoluzionaria produzione artistica di designers ed architetti come Enzo Mari, Ettore Sottsass, il gruppo Superstudio, e numerose altre eccellenze. Essi furono in grado di ridisegnare e ripensare gli spazi quotidiani secondo le nuove esigenze della società di quegli anni. Tali arredi intendevano esaltare il nuovo stile di vita italiano sociale anche all’interno di abitazioni private, un processo reso possibile anche grazie ai nuovi materiali produttivi, quali il poliestere, realizzati, in via sperimentale e per uso differente da quello arredativo, dalle allora industrie italiane. Il cambiamento in Italia fu percepito e numerosi designers furono acclamati dalla critica d’arte bensì non si era compresa, fino in fondo, la reale entità di questa onda innovatrice, almeno fin quando Emilio Ambasz non decise di dedicare un’intera mostra al design italiano.
All’interno di tale esposizione vi erano presenti due sezioni, nella prima erano esposti degli arredi reali e tangibili, mentre nella sezione Ambiente il visitatore veniva invitato ad analizzare sia le modalità fruitrice del proprio spazio abitativo sia l’impatto che l’allora sistema consumistico comportava nei confronti dell’ambiente naturale a noi circostante. Nella sezione ambienti, fra tutte le opere allora esposte, trovo sia interessante analizzare il lavoro intitolato “Microevent/Microenvironment” realizzato dal gruppo Superstudio. Questi innovativi designer avevano deciso di esporre uno scenario surreale in cui l’uomo viene costretto ad abbattere i propri privati confini murali così da rendere la propria routine quotidiana un unicum con quella naturale, così facendo egli non seguiva più un ritmo artificioso ed industriale bensì si sincronizzava con tempi più lenti e piacevoli: quelli naturali, per l’appunto.
Ripensando ad oggi questa visione surreale proposta da Superstudio era assai utopistica, nonostante ciò però, in questi giorni abbiamo avuto l’opportunità ed il privilegio di riadattare la nostra vita a nuovi tempi e ritmi dettati dal proprio spirito e dalla propria natura. Si noti che questo nuovo ed inusuale sincronismo con tempi più lenti e dilatati, inoltre, apporta dei benefici non solo sugli uomini ma anche sull’ambiente a noi circostante, su quelle città troppo spesso usurate dal logorio incessante del frenesismo quotidiano.
Dunque proviamo a riscoprire i nostri interni, ed i nostri tempi, quelli più intimi e personali, così da trarre beneficio, in un futuro non prossimo.


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