Nuovi linguaggi tecnici: Antropometrie. Qu'est ce que ça vuet dire?

Sdoganare la rappresentazione del corpo femminile, iniziando ad apprezzarlo non nella sua totalità ma in semplici ma fondamentali frammenti, simboli di una sensualità nascosta e protetta. Questa è l’operazione avviata da Yves Klein negli anni Sessanta, artista impegnato nella realizzazione della serie intitolata “Anthropométrie”. 
Una serie di opere di straordinaria bellezza che racconta storie e vicissitudini prettamente femminili, analizzate secondo uno sguardo puramente maschile. Come raccontato dallo stesso Klein, l’origine di questa serie trae ispirazione dalla necessità, da parte dell’artista, di colmare il senso di vuoto che aleggiava all’interno del suo studio. Questa storia ha inizio da una piena consapevolezza del significato di vuoto ed assenza, uno stato d’animo che induce l’artista ad una profonda crisi creativa, almeno questo è quanto è accaduto a Klein. L’artista sentiva la necessità di attorniarsi di modelle femminili, corpi vivi e vibranti da lui già analizzati nel corso della sua carriera entro un’ottica puramente classicista. Invece, all’età di trent’anni, Klein iniziò ad indagare la spiritualità e l’animo delle sue modelle, figure uniche contraddistinte da piccoli ma preziosi dettagli unici ed irripetibili. L’artista, alla vista delle sue modelle, figure caratterizzate da una pelle così vibrante e viva, comprese l’inutilità dei mezzi artistici da lui utilizzati sino ad allora, al fine di poter cogliere cotanta bellezza. Inoltre, secondo Klein, utilizzando i semplici strumenti di cui disponeva, gli era quasi impossibile cogliere l’indole innata e l’animo di ciascun essere. 
Fu proprio da queste considerazioni e grazie allo spirito di iniziativa di una delle sue numerose modelle che si può trarre le origini della serie “Anthropométrie”. 
L’artista raccontò che una delle sue varie  modelle fu attratta da quell’acceso color Blue Klein, un blu con sfumature che variano verso il viola, un colore vivo ed accesso che caratterizzava l’originalità inventiva di Klein. Inaspettatamente, racconta Klein, la sua modella iniziò a coprirsi il corpo di questo strano colore, e così l’artista comprese la necessità di utilizzare quel corpo come uno strumento artistico da poter liberare su voluminose tela poste a pavimento. Le sue modelle, cosparse di questa stravagante tinta, divennero sinuose ballerine che si libravano sulla tela seguendo le disposizioni di Klein. Artista che seppe rappresentare un moderno stile raffigurativo, dedicato a perpetuare i segreti più reconditi dell’anima di queste eteree figure.
La pittura, grazie a Klein, iniziò a superare la sua tradizionale struttura bidimensionale, prediligendo, invece, un’innovativa lettura del fare creativo; da allora caratterizzatosi, dalla presenza di differenti attori e protagonisti che si librano su un nuovo palco: la tela. Ne sono esempio le diverse opere realizzate da Klein dove le sue donne sono ritratte, se così si può definire, entro una nuova ottica, essendo il viso invisibile allo spettatore, bensì di esse rimangono solamente tracce del loro corpo, frammenti simboli di canoni di bellezza e di stati interiori che rispecchiano un’epoca ben precisa della loro vita. L’operazione di Klein ha mirato a coprire e, di conseguenza, nascondere il visibile quotidiano: il viso, prediligendo, invece, spazi corporei nascosti e lontani, dalla routine quotidiana e da occhi indiscreti, l’animo umano.



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