Guida utile alla trasformazione delle pratiche burocratiche in opera artistica

Se ci fate caso una vasta produzione artistica nasce da una nomade idea culturale, intendendo con tale termine l’assoluta globalità dell’arte dei nostri giorni, in quanto intrinseche di valori universali che rendono tali opere facilmente comprensibili ad un pubblico mondiale e pertanto destinate ad essere esposte in diverse istituzioni museali. A differenza delle opere d’arte sopra descritte vi sono poi quei progetti che ormai sono diventati statici, perché facilmente associabili ad un museo specifico che ne garantisce la conservazione e l’esposizione. Alla seconda categoria appartengono le opere di arte moderna, vi basti pensare la cura nella esposizione e nella conservazione del ciclo ninfee di Monet, di alcuni dipinti di Picasso, delle sculture di Boccioni e di alcuni capolavori di Duchamp, solo per citarne qualcuno.
Ebbene forse la staticità determina la piena consapevolezza di un determinato artista o di una sua opera, mentre alle opere dei nostri giorni spetta una sorte più girovaga, così da permettere un continuo studio ed analisi di determinate opere, operazione possibile grazie a mostre temporanee.
Se questa di norma è la regola vi sono due artisti contemporanei che superano questa visione, anzi sottolineano la centralità dell’individuazione, in fase progettuale, del luogo di fruizione della propria opera. I due artisti in questione sono Janne-Claude e Christo, due coniugi statunitensi che rappresentano ad oggi i maggiori esponenti della corrente Land Art.
La Land Art nasce negli Stati Uniti negli anni Sessanta, epoca di tumultuosi rinnovamenti in ambito artistico che portarono alcune figure a lavorare in luoghi naturali ed incontaminati, realizzando opere effimere perché visibili per un periodo limitato nel tempo. Janne e Christo in tal senso iniziarono una profonda rivoluzione, in quanto rivolsero la loro attenzione non allo spazio naturale ed incontaminato bensì proprio a quelle storiche strutture architettoniche che hanno segnato e modificato la nostra visione e percezione di alcune metropoli. La loro metodologia progettuale mira a far di necessità virtù, l’idea iniziale parte dall’individuazione di un luogo specifico, essendo le loro opere tutte “site specific” pertanto delimitate e concepite per un’area ben precisa. La prima fase progettuale e realizzativa è legata alle laboriose procedure burocratiche alle quali erano sottoposti i nostri artisti, dovendo esporre alla comunità il loro progetto. Iniziava così la realizzazione di una serie di carte che comprendevano la fattibilità dei progetti ed i correlati documenti cartacei utili a descrivere, nei minimi particolari, le loro idee. Se l’opera in se stessa risultava effimera, perché visibile per un periodo limitato, viceversa i bozzetti cartacei o virtuali, indipendentemente dal loro formato, sono destinati a rimanere nel tempo. Documenti utili a narrare storie epocali di progetti che hanno profondamente modificato il corso della storia dell’arte. Fra tutti i lavori di Janne e Christo trovo interessante parlare del loro progetto svoltosi presso il Reichstag di Berlino. Dopo un’ininterrotta battaglia burocratica, dove i due coniugi si sono ritrovati più volte a chiedere l’autorizzazione a procede a differenti amministrazioni, epopea durata all’incirca 10 anni che culminerà solo nel 1995. Questo edificio fu coperto, da più di 100 mila metri quadri, di tessuto completamente riciclato o riciclabile, dunque il Reichstag di Berlino ha modificato, per un breve lasso temporale, le sue caratteristiche architettoniche, essendo impacchettato e coperto da questo involucro di tessuto. Il messaggio che questi due artisti vollero mandare, grazie a questa ed a numerose altre opere, è di invito, al pubblico, ad una presa di coscienza del significato visivo spettante ad un paesaggio urbano. Questi brevi happening mirano ad aggiungere ad architetture e luoghi accettati dalla comunità, valenze innovative ed uniche che possano spingere l’osservatore ad un’iniziale rivisitazione e rilettura mentale del proprio spazio circostante. Fra tutte le loro opere ho voluto citare proprio il progetto effettuatasi presso il Reichstag perché ad oggi, a distanza di anni, i bozzetti preparatori di Janne e Christo sono parte integrante e stabile della biblioteca presente all’interno di questo edificio, documenti unici che sono consultabili da chiunque. 
L’esempio di Janne e Christo sottolineano  la sinergia e la centralità che corre fra luogo, spazio, tempo ed arte. L’arte, oggi più che mai, deve essere constualizzata entro un’area geografica, entro canoni sociali e culturali ben precisi e definiti. In quanto le opere artistiche nascono come risposte creative in base agli impulsi provenienti dal nostro ambiente circostante.


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