Ogni epoca ha la rinascita dell’antica che si merita
“Ogni epoca ha la rinascita dell’antica che si merita” questa affermazione dello storico dell’arte Aby Warburg esposta durante una conferenza tenutasi ad Amburgo nel 1908, sottolinea il continuo parallelismo ed intreccio fra passato e presente.
Il primo periodo storico in cui si accentua particolarmente questa tendenza è senza dubbio il Rinascimento. Periodo culturale che segna la fine del Medioevo, marcando irrevocabilmente la nascita dell’età moderna. Perché però il Rinascimento osservava con particolare interesse alla cultura greco-romana? Dovete pensare che i letterati e gli artisti rinascimentali vissero il Medioevo come un periodo buio, in cui l’uomo era privo di libertà in quanto sottoposto ai vincoli della Romana Chiesa Cattolica. Ebbene, è proprio da questi doveri che l’uomo rinascimentale intende liberarsi, volgendo il suo sguardo al passato, ad un epoca in cui l’uomo era il fulcro di un’indagine letteraria, storica, culturale e sociale. Analisi che trovò il suo primo apice in epoca greca e successivamente in quella romana.
In seguito all’epoca Rinascimentale avvennero degli importanti stravolgimenti sociali, infatti, nel 1600 si tenne il Concilio di Trento. Concilio che decretò l’inizio della Controriforma in risposta all’avanzata della visione Luterana della Chiesa nei paesi del Nord Europa. Ebbene in tale epoca l’arte continuò ad osservare l’arte greca e romana bensì si avviò verso un progressivo processo di riavvicinamento fra uomo e Chiesa. In questo contesto nacque e si sviluppò il Barocco, tendenza che porta ai limiti dell’immaginabile la fantasia decorativa iniziata in epoca rinascimentale.
Questi due esempi sono significativi al fine di comprendere la necessità di rivolgere il proprio sguardo al passato, non per farne un cattivo uso bensì per ispirarsi al fine di creare sempre un qualcosa di nuovo. Questo processo, di ininterrotta osservazione di epoche passate, continuò e continua ancora ad oggi. Ebbene in epoca contemporanea, però, il rapporto con la propria storia diventa più stretto. Cosa vogliamo intendere con stretto? Partiamo da opere contemporanee utili ad illustrare proprio questa visione, focalizziamoci sulla figura di Gérard Rancinan, fotografo francese apprezzato e lodato da critici, collezionisti e galleristi.
Nelle opere fotografiche di Rancinan il passato, in particolare modo opere realizzate in epoche remote, come “La Zattera della Medusa” di Gericault o “L’ultima Cena” di Leonarda Da Vinci, vengono sapientemente riadattate dall’artista a tematiche attuali. Ne è esempio “La Zattera della Medusa”, capolavoro ottocentesco di Gericault che vuole illustrare, facendo riferimento ad un evento storico di quegli anni, il naufragio dei passeggeri che erano a bordo della fregata a vela Méduse. Alcuni passeggeri si rifugiarono presso le imbarcazioni di salvataggio mentre i restanti furono sistemati su una zattera, che successivamente affonderà. Simbolicamente Gericault, approfittando di questo evento storico che ebbe risuona a livello internazionale, realizzò il capolavoro “La zattera della Medusa”. Una tela che iconologicamente narra una tragedia storica che fu, interpretata da alcuni critici come un simbolo di disperazione umano, sottolineando come l’opera narri il parallelo, anche, di tragedie umane vissute in Francia in epoca post-napoleonica. Una nazione abbandonata dal suo capitano, che vagava, senza meta, lasciandosi trascinare dalle onde storiche di quegli anni.
Se questo é lo scenario storico ed artistico in cui nacque tale tela diversamente sono le basi da cui è nata l’opera “Raft of Illussion” di Rancinan. La zattera di Rancinan narra di storie di migranti che, costretti ad abbandonare le loro terre natali, si affidano ad imbarcazioni di fortuna, sperando che li conducano verso terre lontane da massacri civili, in cui imperterrita un comune senso di benessere economico: il continente Europeo. Dunque Rancinan, recupera schemi progettuali e figurativi concepiti da altri, in epoche assai distanti e con fini totalmente diversi. Unico fine delle opere di Rancinan è quello di reinterpretare schemi passato per narrare storie a noi contemporanee, come la tematica migrazione. Rancinan usa come soggetti delle sue opere, veri profughi o rifugiati, persone ben consapevoli delle vicissitudini di cui l’artista vuole narrare. Soffermiamoci su questo ultimo termine: “narrare” o raccontare, perché se i suoi soggetti sono parte reale ed integrante di una tragedia mondiale che contraddistingue la nostra epoca, diversamente, Rancinan rispecchia il lato opposto di questa vicenda. Una personalità che, pur avendo vissuto da vicino queste tragedie, avendo ricoperto il ruolo di reporter di eventi sportivi, di guerre e di catastrofi naturali, bensì ha sempre vissuto al di qua dell’obiettivo. Egli cattura e reinterpreta tali eventi e problematiche bensì in quanto reporter e non in quanto vittima o protagonista. Ecco trovo che questa dicotomia sia essenziale al fine di sottolineare cosa è arte e cosa sono mere rivisitazioni banali e scontate, come la reinterpretazione della “Zattera della Medusa”. Solo i protagonisti di tali vicissitudini possono avere la capacità umana e culturale di narrare storie reali e concrete, di cui noi ne siamo purtroppo semplici spettatori o spesso carnefici.
La storia passata dunque continua ad avere senso, anche in epoca contemporanea, ma solo quando essa funge da fonte di ispirazione o legittimazione a sovvertire canoni ormai accettati e condivisi. Diversamente, invece, si potrà assistere solo ad una continua ed interminabile proiezione di un passato mai terminato, bensì onnipresente all’interno della nostra futuristica o utopistica contemporaneità.


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