Surrealismo un secolo dopo, cosa rimane?
Viviamo in un contesto totalmente surreale. Questo termine che noi siamo soliti utilizzare nel nostro linguaggio quotidiano, appare così consolidato e scontato che, a volte, perde, nella persona in cui lo pronuncia, il suo significato originale.
Ebbene quasi un secolo fa, nel 1924, a Parigi venne fondato il movimento Surrealista dal poeta e critico André Breton. Insieme a Breton vi erano giovani artisti, allora sconosciuti mentre ad oggi rappresentano dei caposaldi della storia dell’arte, figure che hanno saputo interpretare in opere artistiche questo irruente e rivoluzionario movimento creativo. Il principale obiettivo di tali artisti era quello di cogliere, figurativamente, attraverso disegni spesso astratti, la parte più recondita della nostra mente: il nostro inconscio. Per questi artisti la loro ricerca artistica avveniva di notte grazie agli innumerevoli sogni che vivevano nel sonno. Dunque, inconsapevoli di ciò che la loro mente creava e che loro prontamente trasferivano su tela, realizzando bizzarre opere a volte incomprensibili ad un primo impatto superficiale. Queste opere rappresentano, invece, dei simboli di una chiara e profonda rilettura della propria vita e delle proprie vicissitudini, rilette e comunicate al grande pubblico attraverso enigmi figurativi.
Vi basti pensare che le opere di Dalí sono spesso riconducibili a temi che l’artista stesso ha vissuto in epoca adolescenziale. Le sue figure risultano nascoste, perché spesso poste di spalle e dunque prive di connotati che le rendano uniche, mentre in netto contrasto vi sono i paesaggi posti in secondo piano. Si tratta di luoghi, spesso deserti ed inabitati che, vogliono ricordare i paesaggi nativi dell’artista. In questi surreali dipinti l’osservatore coglie in primis lo spazio naturale, essendo caratterizzato da forte tinte che richiamano il colore della terra e della sabbia. La figura umana, invece, essendo a noi celata, rimane un enigma figurativo, comprensibile solo dopo un’attenta analisi e studio della vita dello stesso autore. Esempio emblematico è il dipinto Hallucination partielle, opera esposta al Centre Pompidou di Parigi. Qui la figura maschile è posta di spalle, e molti storici dell’arte sono soliti ad associare questa soluzione rappresentativa ad un evento simbolico che colpì l’artista. Forse non tutti sanno che, Dalí venne rifiutato dal padre, figura retrograda che non accettava che suo figlio diventasse un artista, obbligandolo, così a lasciare la casa natale. Questa figura rappresenta, dunque, nella poetica espressiva di Dalí, un simbolo figurativo che impersonifica un despota che vuole impedire, all’artista, di liberare i propri desideri.
Allo stesso modo sono le opere di Magritte, surrealista riconosciuto ed accettato in questa corrente in ritardo rispetto ai suoi colleghi, che proiettava sulla tela i suoi incubi adolescenziali. La madre dell’artista decise di suicidarsi, quando l’artista era ancora piccolo, annegandosi nella Sambre. Un avvenimento traumatico che influenzerà la stessa poetica artista di Magritte. Anche l’artista belga rende i suoi personaggi irriconoscibili, grazie ad una rappresentazione del tutto particolare. I suoi soggetti sono celati in alcuni casi da oggetti, quali bombette o mele, da panni bianchi oppure volgono le spalle allo spettatore e si riflettono in uno specchio assai originale che riproduce la stessa scena a cui siamo sottoposti. Si tratta di una negazione riproduttiva facciale, una scelta stilistica frutto di un tragico avvenimento giovanile che l’artista rivivrà per tutto l’arco della sua vita e della sua carriera.
A quasi un secolo di distanza ci ritroviamo a vivere una vera e propria rivoluzione sociale che ben venne colta, in tempi non sospetti, dal movimento surrealista. Le nostre strade deserte, libere dal traffico umano rappresentano, ad oggi, un luogo sicuro e protetto per differenti specie di animali. Surreali sono i volti delle persone che ci circondano, tutti omologati e difficilmente riconoscibili a causa delle mascherine che indossiamo giornalmente. Surreali sono le notti che molti cittadini trascorrono in bianco, perché vittime di sentimenti di terrore, paura ed ansia.
Nonostante possiamo definire surreale il nostro passato artistico e, purtroppo, la nostra attuale vita quotidiana disponiamo, tuttavia, di una potente arma di evasione: la nostra mente. Ieri come oggi la nostra mente è la culla dei nostri desideri, sogni ed aspirazioni più segrete. Proviamo dunque a rientrare in contatto con queste richieste e trasportiamole su carta all’imbrunire oppure su fotografia, cercando di ricreare così un personale ed unico spazio di evasione.


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