Un’opera un argomento di attualità: discriminazione razziale

In seguito ad importanti fatti di cronaca, l’America risulta essere, in questi giorni, l’epicentro di manifestazioni pacifiche che mirano ad eliminare la discriminazione razziale. Persone di tutte le razze si sono unite in marce solidali, così da sottolineare l’insensatezza di alcuni pensieri umani ancorati, ad una visione della società appartenente ad un periodo passato della storia, quello della segregazione razziale.
Queste situazioni non possono far altro che farci ripiombare in un’era passata, si ritorna dunque indietro negli anni, si perdono di vista le lotte sociali del passato, i vari successi ottenuti e si inizia, finalmente, a parlare di come alcune situazioni siano purtroppo sempre esistite nel tessuto americano ed in altre numerose nazioni. 
Si ritorna dunque ad una visione di io, noi e gli “altri”, termine questo che ben si adatta ad una razza o ad una classe sociale specifica. Queste tematiche, sulla diversità e sulla costante percezione di noi e di entità “altre”, rappresentano la base di partenza della produzione artistica di Sonia Boyce, artista britannica Afro-caraibica attiva a Londra. Ella, attraverso la sua arte, si impegna ad esplorare come questa disciplina sia a tutti gli effetti una pratica sociale utile ad enfatizzare contemporanei stereotipi legati alla rappresentazione di figure di colore. In tal senso l’opera “The Audition”, del 1997, rappresenta un simbolo visuale di queste tematiche. Questo lavoro si basa sulla deformazione dell’immagine dei protagonisti di questa performance, persone bianche, che, grazie all’indosso di una parrucca, caratterizzata da ricci e vaporosi capelli quali simboli di chiome prettamente africane, hanno subito una temporanea trasformazione di fisionomia. L’artista Boyce ha immortalato i protagonisti della sua opera sia senza tale parrucca sia con, accostando le due immagini fra di loro. L’espediente della parrucca altro non è che il simbolo, secondo l’artista, di un elemento “altro” che mira ad aprire un dialogo sulla tendenza generale a costruire un’identità collettiva di una nazione.  
Un’identità collettiva costruita e fittizia perché in netto contrasto, invece, con la realtà quotidianità dei fatti. Una identità che mira ancora a suddividere la propria società per etnie o per classi enfatizzando una separazione con qualsiasi genere o classe definibile “altro”, così da separarlo e segregarlo rispetto alla collettività accettata e riconosciuta da tale nazione.  Tutto ciò è il simbolo di una visione retrograda che, purtroppo, non ha mai smesso di cessare in molteplici nazioni mondiali, in particolare modo in America. 


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