nuovi status sociali

Dall’inizio della pandemia sino ad oggi ho notato che la mia ricerca e, casualmente, anche le mostre che ho visitato di recente, si focalizzavano su una tematica ben precisa: il concetto di barriera. Forse questo non è un caso in quanto l’arte e le esposizioni sono lo specchio della società, delle sue paure, delle sue debolezze, dei momenti bui da cui evadiamo continuamente. Eppure sia questa nostra nuova situazione, sia, di conseguenza, la ricerca artistica, si è mossa all’unisono alla scoperta del significato di barriera e di quante variabili possano esistere. Infatti, questo termine viene utilizzato sia per indicare barriere mentali come preconcetti personali che impediscono il pieno riconoscimento di una identità di persone, ne è esempio il movimento Black Lives Matter. Allo stesso tempo, però, il nostro subconscio crea delle barriere mentali che spesso ci impongono dei limiti e dei blocchi dovuti a paure che, nella realtà dei fatti, non esistono. Ne abbiamo avuto la prova nei mesi successivi alla fase di chiusura quando ci siamo ritrovati a riscoprire la nostra quotidianità con occhi nuovi ed inesperti, muovendoci, nel nostro allora mondo quotidiano, come piccoli infanti appena usciti alla luce del sole.

In questo orizzonte si colloca la ricerca dell’artista trentina Sylbia Barbolini, una giovane creativa che indaga, con le sue opere, la condizione della vita quotidiana dell’uomo moderno. In particolar modo i suoi collages, esposti nella mostra Unlearning categories presso il Museion di Bolzano, mi hanno fatto assai riflettere ed avvicinare alla ricerca sperimentale di tale artista. Sylvia indaga come il flusso di informazioni, trasmesse da differenti media e dalla pubblicità, sia recepito da ciascun individuo in modo differente e del tutto personale, tanto da differenziarlo nonostante la comunicazione e le informazioni siano democratiche ed universali. Nei suoi collage le persone sono private dei propri connotati facciali, perché al posto della testa di ciascuno vi sono invece degli interessanti ritagli di carta che mirano a far riflettere sulla loro condizione interiore. Dunque il protagonista, dei collage di Sylvia, può essere qualsiasi spettatore che, ben compreso il messaggio, abbia la forza di volontà di ripercorrere un determinato sentimento o condizione sociale. Ne è esempio il collage intitolato Appeso a un filo, un’opera che ritrae un elegante uomo il cui viso è sostituito da una rete verde intensa su cui poggiano quattro volatili. Il filo che Sylvia traccia con questo collage è ben più profondo, in quanto esalta una condizione di instabilità e di incertezza, sensazioni assai sgradevoli e spiacevoli per noi essere umani mentre, al contrario, per la natura risulta essere una condizione quotidiana con cui convivere. I volatili rappresentati dall’artista vivono su terreni instabili, senza fissa dimora si vedono costretti a migrare a seguito del cambio di stagioni. Grazie alle opere di Sylvia ci renderemo conto di come le nostre incertezze e paure risultino nulle e spesso vane e superficiali, rappresentando delle vere e proprie barriere mentali che ci impediscono di comprendere la realtà delle cose. Si ritorna all’idea di barriera mentale e costruita, ad una visione fasulla e modificata della realtà dei fatti che crea, in noi esseri umani, solo paure e tensioni inutili ed ingiustificate. 


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