Multiculturalismo moderno
Irrequietezza, genio e follia, questi sono i primi aggettivi che ci vengono in mente quando parliamo di Jacopo Robusti, conosciuto ai molti con lo pseudonimo di Tintoretto. Un soprannome che deriva da suo padre, in quanto era un celebre tintore di tessuti. Il padre possedeva un’importante bottega di tintura, attività che si prestava ad insegnare al suo unico figlio maschio, eppure Jacopo era destinato a ben altra vita, essendo la pittura la sua primaria fonte di espressione. Il padre pur a malincuore comprese le doti del figlio e lo aiutò affinché potesse coltivare e perfezionare il proprio stile e le proprie conoscenze studiando presso la bottega di arte più rinomata di Venezia, quella del Tiziano. In quegli anni Tiziano rappresentava la punta di diamante della Serenissima, artista acclamato ed apprezzato dal Doge, dalla sua corte e dai vari nobili della città i quali facevano a gara pur di avere un dipinto di tale pittore. Se Tiziano ha potuto godere, già in vita, delle più alte onorificenze ed apprezzamenti, così non è stato per Jacopo, un genio irrequieto mai soddisfatto, anticipatore dei tempi e pertanto incompreso dai suoi contemporanei per essere poi rivalutato a posteriori. Si narra che fra i due grandi maestri veneziani non scorresse buon sangue, tant’è che lo stesso Tiziano si rifiutò di impartire lezioni a Jacopo per paura che il suo allievo lo potesse superare in quanto maestria, così da oscurarlo. Di conseguenza Jacopo, accettando a malincuore le decisioni del suo maestro si apprestò a studiare l’arte pittorica autonomamente, imparando dai maestri veneziani la maestria nel dosare i colori. Queste prime conoscenze, però, non soddisfavano il giovane Jacopo, in quanto egli voleva apprendere i segreti dell’anatomia umana, studi che caratterizzavano la pittura della scuola toscana-romana. Da questo connubio di saperi e conoscenze nacquero opere rivoluzionare raffigurate dal maestro attraverso pennellate assai gestuali ed istintive, tali da rendere i personaggi raffigurati e la stessa scene reale, tangibile e vibrante.
Tintoretto è stato definito, da alcuni storici dell’arte, come l’antenato ed il precursore di Pollock, artista geniale amava entrare in contatto diretto con la tela con le sue opere, così da accompagnarle durante la loro stesura. Allo stesso modo Tintoretto amava interagire con i suoi personaggi, così da raffigurarne anche i dettagli più minuziosi, entrambi inoltre hanno goduto di poco apprezzamento e riconoscimento durante la loro vita, salvo poi essere riscoperti e rivalutati solo successivamente.
Entrambi furono anticipatori di nuovi modi di interpretare il mondo entro un’ottica meno formale bensì più reale ed informale, connotando le loro opere di un linguaggio universale comprensibile sia da Est sino ad Ovest, da Occidente sino ad Oriente. Questi erano i due mondi e le due culture che si riunivano e si ritrovavano nelle calli di Venezia durante gli anni di Tintoretto, un emblema di spazio e luogo senza tempo e senza barriere dove culture ed usi differenti vivevano pacificamente. Un eden moderno che è stato colto sapientemente dal pittore veneziano per eccellenza, Tintoretto, artista che ha saputo coniugare saperi e conoscenze distanti in un unicum artistico.


Commenti
Posta un commento