Omologazione mondiale
Con la caduta degli imperi coloniali molte nazioni hanno voluto contribuire, apparentemente in maniera democratica e costruttiva, alla piena realizzazione delle colonie, stati che, per anni, sono stati costretti a vivere sotto il dominio altrui. In Africa era la Francia la nazione guida, e tutt’ora le colonie sfruttano schemi politici, amministrativi e linguistici che rimandano all’allora nazione dominante. Lo stesso lo si può dire per l’India, nazione che continua a guardare, entro un’ottica amministrativa e burocratica, al Regno Unito. Sono invece la Spagna ed il Portogallo le uniche nazioni dominanti ad aver lasciato un bagaglio puramente culturale e linguistico, perdendo, però, con gli anni, gli antichi vantaggi acquisiti nell’epoca Imperialistica.
Di conseguenza anche l’arte e la cultura, due discipline che dovrebbero rappresentare lo specchio della società, della tradizione e della storia di una nazione, si sono, nella realtà dei fatti, omologate, con gli anni, a standard visivi e tematici estranei alla tradizione locale. Si noti, dunque, come differenti stati sono stati usurpati, dalle nazioni dominanti, della propria cultura, sia durante l’era imperialistica sia negli anni successivi. Infatti, con la caduta dell’impero amiamo ci si auspicava di poter definitivamente rompere le catene di tirannia e di controllo, offrendo così libertà assoluta alle nascenti nazioni. Questo importante passo storico si pensava che potesse giovare alle nazioni oppresse affinché si rimpadronissero e ricostruissero il proprio bagaglio artistico, fondato su tematiche sociali strettamente legate alla cultura nativa e locale di queste colonie. Tale sviluppo culturale lo so può riscontrare in pieno in America, antica colonia britannica, che ha saputo affondare le proprie radici artistiche nella contemporaneità e modernità. Tratti distintivi che, grazie ad eccellenti artisti, hanno reso unica ed apprezzata a livello internazionale questa nazione.
Se ciò è avvenuto negli Stati Uniti d’America, lo stesso, però, non si può dire per molte altre nazioni dell’Asia e dell’Africa, stati che, seppur in maniera differente, sono soggetti a tutt’oggi al dominio di terzi. Nonostante ad oggi sia terminata l’era imperialistica continuano a persistere, però, nuove forme di controllo, legate all’aspetto economico e finanziario. Tendenza che si è accentuata dall’inizio della globalizzazione, un’era utopistica basata sulla omologazione e standardizzazione di tutte le nazioni mondiali. Di conseguenza, ciò comporta un impedimento nel processo di riconoscimento e di valorizzazione di alcune colonie, perché costrette a sottomettersi a regole di mercato imposte da terzi. I soldi, in particolare le principali valute come euro, dollaro e sterlina, rappresentano l’emblema per eccellenza di questo nuovo imperialismo contemporaneo. Ad oggi, continua a pervadere l’idea che la visione economica, culturale e sociale occidentale sia la strada più corretta al fine di stare al passo coi tempi, idea che nella realtà dei fatti non ha alcun reale riscontro di effettivo successo. Così facendo si sta calpestando, ancora una volta, le opinioni di terzi, di persone che non hanno mai avuto voce, in quanto obbligate a seguire orme globali e standardizzate che porterebbero unicamente ad un progressivo annullamento di numerose identità nazionali, reputate inferiori, ieri come oggi.
Dunque, cosa potremmo fare per evitare questo processo di dominio incontrollato e scellerato? Forse dovremmo seguire la filosofia dell’artista britannica Justine Smith. Ella realizza favolosi disegni, come mappamondi assai colorati, grazie all’utilizzo di banconote. Smith, grazie ai suoi collage, distrugge il valore finanziario della banconota che sta utilizzando, affibbiandole, invece, un valore sociale ed umanitario che trae spunto da ideali di equità e giustizia. Con questa operazione artistica ella cerca di andare contro alla tendenza sociale contemporanea, filosofia che basa la vita di un individuo sui soldi. L’artista decide dunque di decontestualizzare tale aspetto funzionale e vitale, rendendolo, invece un elemento puramente visivo ed estetico, utile a sottolineare quanto il Dio denaro stia modificando la nostra realtà, su scala mondiale. Basti pensare all’attuale guerra finanziaria in corso e di come essa, sebbene sia guidata da pochi eletti, abbia importanti conseguenze su un ampio numero di nazioni, troppo spesso non considerate perché destinate a diventare meri sudditi di nuovi colossi imperialistici. La storia dunque si ripete, seppur in modo differente, ritornando ad imporre uno schema basato su dominatori e dominati, il cui contemporaneo simbolo sono dei meri pezzi di carta a cui si attribuisce un valore economico.


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