Di chi sono le case vuote?

 

Così si intitola un libro autobiografico scritto dal maestro Ettore Sottsass, un irriverente volume che narra attimi di vita personale uniti a momenti di ordinario richiamo all’ordine lavorativo. Interno ed esterno si fondono nella centralità della figura creativa di Sottsass che, spogliato delle sue vesti di designer ed architetto, narra un intimo racconto personale dove il personaggio scompare così da lasciare spazio a semplici individui, raccolti insieme da sentimenti di amicizia ed amore che decidono di condividere un percorso di vita. Un racconto vitale che ben può essere rappresentato secondo una forma geometrica così semplice ma lineare ed costante come il cerchio. 

In questo volume l’autore più che fornire risposte, previsione ormai scontata che ci si attende da una tale figura, pone differenti quesiti che spesso restano sospesi nell’etere mentre, solo in alcune occasioni, vengono scioli secondo una chiave di lettura ironica ed onirica al contempo.

In realtà non si analizza in pieno lo spazio abitativo ma il continuo andirivieni che avviene quotidianamente all’interno delle abituali mura domestiche. La vita scorre lenta ed inesorabile e non vi è neanche il tempo di cogliere quel momento di gioia e di felicità che tutto ormai è già scomparso ed evaporato. 

Da questa analisi ci si interroga se allora le nostre abitazioni sono realmente vuote, e se così fosse dove scorre la vita reale?

Forse si è qui giunti al momento di introdurre quella vena di follia, ironia e pazzia che contraddistingue il nostro essere, il vero e proprio segno distintivo di ogni essere racchiuso forse nella parola “sentimenti”. I muri perimetrali restano delle schede tecniche fissate a china su un foglio bianco depositato all’interno di un istituto nazionale gestito e monitorato secondo regole strettamente rigide e burocratiche che non prevedono eccezioni e contravvenzioni. Tutto è molto rigido e rispettoso in quello spazio così scultoreo, eppure all’interno di quelle quattro mura scorrono secondi, minuti ed attimi che non torneranno mai più indietro. Essi sono tutti differenti tra loro e per lo più delle volte sono assolutamente imperfetti, faticosi ed impegnativi, ma c’est la vie. La vita è quella bellezza colta nelle mille fatiche quotidiane, è il gesto di amore non percepito, forse è quell’errore commesso involontariamente che si sottolinea ma di cui immediatamente ci si dimentica. La gioia del vivere quotidiano, nelle sue gesta semplici e più spontanee, forse è il coricarsi della sera, il buongiorno del mattino, oppure i pasti consumati di fretta. Tutto scorre e tutto torna, forse sotto una nuova luce, forse sotto una nuova prospettiva, meglio coltivare allora i nostri sentimenti alla bellezza ed alla meraviglia della vita. Lei che è racchiusa in quei momenti che sembrano eterni e che, invece, volano in un battere di ciglia, scorrendo lentamente in quei fili iridescenti utili per illuminare un cammino per chi sa dove. 

Dunque, di chi sono le case vuote? Forse di tutti e forse di nessuno. 


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