Serendipità
La parola del giorno è….. serendipità
C’è una bellezza sottile nelle cose che non cerchiamo. La serendipità è quel momento di grazia in cui, mentre siamo intenti a inseguire uno scopo, qualcosa di completamente diverso — e spesso migliore — si rivela. Non è solo una questione di fortuna: è uno sguardo aperto, una disponibilità al caso, alla deviazione, all’imprevisto.
Il termine ha origini affascinanti. Fu coniato nel XVIII secolo da Horace Walpole, ispirandosi a una fiaba persiana, I tre principi di Serendip, i cui protagonisti facevano continue scoperte grazie alla loro sagacia, nonostante non cercassero nulla in particolare. Da allora, la parola ha preso vita propria, abbracciando ambiti come la scienza, l’arte, l’amore e la quotidianità.
Alcune delle scoperte più importanti della storia sono figlie della serendipità: la penicillina, scoperta da Fleming grazie a una muffa trascurata in laboratorio; i raggi X, osservati per caso da Röntgen; il microonde, nato da una barretta di cioccolato sciolta in tasca vicino a un radar. Non erano risultati cercati. Erano possibilità colte.
Ma la serendipità non appartiene solo ai laboratori o agli scienziati. È ovunque. Quando entriamo in libreria cercando un titolo preciso e usciamo con un romanzo sconosciuto che ci cambierà la vita. Quando un’amicizia nata per caso si trasforma in qualcosa di profondo. Quando, sbagliando strada, scopriamo un luogo nuovo che ci conquista.
In un’epoca in cui tutto è calcolato, pianificato, ottimizzato, la serendipità ci ricorda il valore dell’incertezza. Ci invita a rallentare, a osservare, a lasciarci sorprendere. È una forma di fiducia nel caos, una danza con l’imprevisto.
Forse, la serendipità è la poesia dell’esistenza: non la scriviamo, ma possiamo imparare a riconoscerla quando ci appare. Ed è allora che qualcosa dentro di noi si apre, si dilata, e il mondo, per un attimo, sembra più vasto, più misterioso, più vivo.
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Forse penserete che si tratti di una supercazzola, chi non si ricorda di questo termine di fantasia coniato da Mario Monicelli per i suoi celebri film Amici Miei?
La supercazzola era una totale parola di fantasia frutto del genio ed estro creativo di uno dei più grandi registi del Novecento, che, alla sola pronuncia, suscitava un riso spontaneo oppure un sentimento di irrequietezza e di smarrimento per tutti coloro che, assodata per reale e smarriti, dal contesto di utilizzo, risultavano incerti e preoccupati sul significato. In realtà quante volte nella nostra vita non capiamo il contesto, oppure ci perdiamo dei pezzi, perché alcuni termini sono così inusuali nel nostro vocabolario da non poter assumere un reale significato nella nostra mente?
Capita, quasi a tutti, ma in realtà è la modalità con cui reagiamo ad essere sfaccettata ed assai curiosa. Tendenzialmente non si ammette mai la propria ignoranza, sembra di toccare un nervo nascosto del nostro io, pertanto si inizia a seguire il proprio intuito, osservando meticolosamente il nostro interlocutore così da capire se dovremo annuire con il capo, associando il nostro parere con il suo punto di vista. Diversamente se vediamo che un sorriso sta per spuntare sul volto anche noi rideremo come ebeti, inermi di fronte ad una frase ed un contesto da noi incompreso.
Quanti si riconoscono in queste associazioni?
Se, invece, iniziassimo ad ammettere il nostro non essere sempre perfetti, chiedendo informazioni, sul significato di questo o di quel termine, così da instaurare una reale conversazione utile e costruttiva anche al nostro vocabolario, si instaurerebbe un processo di crescita. Eppure ci risulta così difficile chiedere aiuto, mostrando, se volete, anche un nostro lato fragile, anzi, dimostrando di essere degli umani incompleti ed in continua evoluzione.
Bene, questa introduzione mi permette di assumermi il mio totale mea culpa circa la mia ignoranza sulla parola serendipità, suggeritami dal mio robot di intelligenza artificiale ma mai utilizzata nelle mie conversazioni abituali. Eppure il suo significato è legato ad eventi che ci capitano quotidianamente, perché nel nostro pellegrinare nel mondo capita che ci imbattiamo in un sentiero sconosciuto, che ci permette di scoprire lati nascosti di pura serenità e felicità, non previste da un qualche programma. L’inatteso, l’inaspettato come la gioia di fare nuove scoperte non previste, del tutto inaspettate. Termine coniato nel Settecento dallo scrittore inglese Horace Walpole,

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